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mercoledì, 30. dicembre 2009 |
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Oramai lo sapete che siamo curiosi come hovawart e quindi gironzolando per internet ho trovato questo lavoro di recentissima pubblicazione. Mi sono divertita a tradurlo in parte. ******* A Comprehensive Linkage Map of the Dog Genome Aaron K. Wong,*, Alison L. Ruhe,* Beth L. Dumont, § Kathryn R. Robertson,* Giovanna Guerrero,*, Sheila M. Shull,* Janet S. Ziegle,‡ Lee V. Millon,* Karl W. Broman,† Bret A. Payseur, § and Mark W. Neff * * Veterinary Genetics Laboratory, School of Veterinary Medicine, University of California, Davis, CA 95616, USA ‡ Applied Biosystems, Inc., Foster City, CA 94404, USA† Department of Biostatistics & Medical Informatics, University of Wisconsin-Madison, Madison, WI 53706, USA § Laboratory of Genetics, University of Wisconsin-Madison, Madison, WI 53706, USA Genetics: Published Articles Ahead of Print, published on December 4, 2009 [...] INTRODUZIONE La genomica ha ampliato l'esplorazione delle variazioni naturali, contribuendo a portare la prospettiva del naturalista indietro nel grembo della biologia moderna. Il cane è un esempio di un organismo non-modello che ha molto da offrire sulla strada della diversità fenotipica naturale. A partire da Darwin (1883), il cane domestico è stato riconosciuto come un modello di evoluzione dei mammiferi, con una impressionante variabilità nella forma e nella funzione.Molte delle diversità di carattere fenotipico nel cane sembrano essersi sviluppate rapidamente, accelerate dalla forte pressione della selezione artificiale e dalla forza della deriva genetica attraverso le strozzature della popolazione. La riproduzione selettiva nel corso dei secoli ha servito come esperimento preliminare nella genetica canina: i mutanti sono stati vagliati e i filtri sono stati stabiliti. Le architetture dei tratti domestici sono state probabilmente arricchite grazie a geni di grande effetto, dato che la selezione artificiale può agire solo sulle differenze fenotipiche percettibili (Andersson, 2001; Neff e Rine, 2006). Ne consegue che la diversità nelle dimensioni, forma e comportamento nel cane è geneticamente duttile. Inoltre, queste variazioni “adattative” possono essere formulate nel contesto dello sviluppo di un esistente progenitore, il lupo (Vilà et al., 1997), per illuminare le caratteristiche morfologiche e comportamentali antecedenti da cui i tratti caratteristici di razza sono stati ricavati. In aggiunta ai tratti derivati dalla riproduzione intenzionale, la gestione da allevamento ha avuto conseguenze non intenzionali. Il cane soffre molte delle stesse malattie dell'uomo, dai difetti Mendeliani (ad es., sordità) a malattie complesse (ad es., suscettibilità al cancro) (Ostrander et al., 1993). Tali questioni sanitarie sono una predisposizione delle razze ed implicano che le mutazioni ancestrali sono state imprigionate entro dei pool genetici chiusi, presumibilmente come ripercussione dal fondatore all'inizio dei registri razza. Le variazioni genetiche del cane, sia adattative che disadattative, possono essere comprese geneticamente attraverso diversi approcci guidati al fenotipo (riveduta in Karlsson e Lindblad-Toh, 2008). L’analisi dei collegamenti dei tratti Mendeliani e delle malattie monogeniche è particolarmente forte grazie alle ingenti parentele ed all’accertamento dei pedigree attraverso gli allevatori. La mappatura del genoma influenza la struttura della popolazione ed è guidata da un LD (linkage disequilibrium) specifico di razza, che è da 20 a 100 volte più numerosa di quella osservata popolazione umana (Sutter et al., 2004; Lindblad-Toh et al., 2005). Metodi meno convenzionali sono stati utilizzati per la rilevazione della mappatura delle correlazioni genotipo fenotipo, come in silico association (Grupe et al., 2001; Jones et al., 2008) e nelle svolte selettive (Pollinger et al., 2005), anche esse promesse possedute nel cane, soprattutto per comprendere i tratti caratteristici che sono stati fissati nell’allevamento e che quindi presentano un “problema di segregazione" per i genetisti. Ciascuno di questi approcci alla mappatura genetica può essere più approfonditamente applicato con una conoscenza approfondita del tasso di ricombinazione. Questo include una rilevanza della mappatura del LD che può essere particolarmente importante nella genetica canina. Nell'uomo, il LD tende ad estendersi su una scala-kb (kilobit), per la quale la distanza genetica e fisica è ragionevolmente correlata. Al contrario, il LD nelle razze canine si estende a una scala-Mb (megabit) (Karlsson et al., 2007); la comprensione delle variazioni locali di ricombinazione (tasso cM/Mb [cM = centimorgan, unità di misura della frequenza di ricombinazione genetica]) potrebbe facilitare le interpretazioni del LD. Data l’efficacia della genetica canina, uno dei principali bisogni irrisolti è una descrizione completa della variazione del tasso di ricombinazione del genoma. L'attuale mappa dei linkage è stata costruita con il successo di precedenti sforzi (Neff et al., 1999; Langston et al., 1999; Dolf, 1999; Mellersh et al., 1997; Lingaas et al., 1997), tuttavia le mappe sono state costruite con meno di 600 marker e mancano della copertura, accuratezza e precisione necessarie al fine di ottimizzare l’analisi dei collegamenti e contribuire alla mappatura del LD (Dukes-McEwan e Jackson, 2002). Un’ampia mappa rafforzerebbe l'analisi genetica in diversi modi. Essa consentirebbe di valutare empiricamente la copertura durante la scansione dei linkage, fornirebbe informazioni essenziali per una simultanea mappatura ad alta risoluzione e servirebbe come fondamento per interpretare gli LD attraverso il genoma. La mappa può anche servire come una risorsa comparativa per continuare a migliorare la comprensione dei processi fondamentali che disciplinano la ricombinazione meiotica e riprodurre fedelmente la segregazione cromosomica. A tal fine, abbiamo influenzato l'alta qualità della sequenza in progetto (7.6 X) del genoma del cane (Lindblad-Toh et al., 2005) per assemblare de novo la mappatura dei linkage. La sequenza di riferimento presenta un'abbondanza di polimorfismi molecolari, che sono computati per ‘clonazione’ di ogni singolo spazio. L’aiuto dell’impalcatura d’assemblaggio della mappa fisica ha fornito una prima approssimazione dell’ordine dei marker che è stato infine provato con i dati genetici. Diverse misure di integrità della mappa indicano che le nostre stime del tasso di ricombinazione sono sia accurate che ragionevolmente precise. Quindi una completa mappatura fornirà un elenco di importanti risorse genetiche canine, da una mappa ad elevata risoluzione delle radiazioni ibride (Guyon et al., 2003; Breen et al., 2001; Vignaux et al., 1999), alla alta qualità di stesura della sequenza ed ulteriori informazioni con 2.4 milioni SNPs (Space Nuclear Power System). Si tratta di discutere le implicazioni biologiche di questa nuova mappa e fornire risorse online per facilitare la sua applicazione. ******** E che significa tutta sta cosa? Direte voi. Mbè in realtà è piuttosto importante per gli addetti ai lavori, perché una lettura ad alta risoluzione della mappa dei geni e delle sue ricombinazioni nel processo meiotico e non solo, ci da una migliore possibilità di conoscenza di cosa facciamo quando alleviamo, non solo cioè “quello che si vede”, ma perché “si vede quello che si vede” e questa maggiore conoscenza comporta la possibilità di scegliere sempre con maggiore cognizione di causa. Per comprendere meglio, vi traduco un altro pezzetto della pubblicazione: ******** Variazioni osservate nella ricombinazione del genoma: Sebbene la mappa abbia evidenziato chiare differenze regionali di tasso di ricombinazione, erano evidenti modelli più sistematici. Quasi ogni autosoma è stato caratterizzato da un basso tasso di ricombinazione nell’area del centromere (la porzione chiaramente inibita del cromosoma verso la quale i cromatidi [i due filamenti paralleli che costituiscono un cromosoma e che si dividono nella divisione cellulare] sono riuniti ed attraverso la quale il cromosoma è collegato al segmento durante la divisione cellulare) ed un alto tasso nell’area del telomere (un'estremità di un cromosoma, che ha proprietà specifiche, una delle quali è un polarità che impedisce ricongiungimento con alcun frammento dopo un cromosoma si è rotto). Due cromosomi (CFA27 e CFA32 [CFA = cell fusing agent]) hanno presentato un modello invertito (vale a dire, tassi elevati di ricombinazione nell’area del centomere e bassi tassi nell’area del telomere). Data la coerenza dei profili di ricombinazione tra gli altri 36 autosomi e la maggior parte del modello nei mammiferi (Kong et al., 2002; Shifman et al., 2006), la più semplice interpretazione è che l'orientamento dei cromosomi era non specificato in CanFam2 (CanFam = canis familiaris, 2 = seconda generazione). […] Il tasso di ricombinazione varia sistematicamente anche per sesso. La meiosi nelle femmine è 1.2 volte maggiore del tasso di meiosi medio dei maschi. L'influenza del sesso non è stata distribuita uniformemente su tutto il genoma, ma con differenze in rapporto ai sessi più evidenti negli autosomi “endoreduplication” (riproduzione di cromosomi senza ulteriore divisione cellulare). […] Questa constatazione integra osservazioni delle differenze individuali di ricombinazione in diverse varietà di specie, compresa l’umana (Broman et al., 1998; Kong et al., 2004). […] Questa variazione intraspecifica che abbiamo trovato può quindi essere una caratteristica assai diffusa della ricombinazione meiotica nelle specie a riproduzione sessuata. […] Le correlazioni sesso-dipendenti sono state constatate anche per diverse categorie di elementi ripetitivi. A lungo termine le ripetizioni sono positivamente correlate con le femmine nel tasso di ricombinazione, ma non sono correlate con il tasso dei maschi. Insieme, questi risultati suggeriscono che la regione di ricombinazione è mediata diversamente nei due sessi attraverso le caratteristiche della sequenza. […] Basi biologiche della meiosi: Sebbene i classici modelli di genetica di organismi abbiano sezionato i meccanismi che disciplinano la meiosi, le osservazioni del collegamento delle mappe hanno unicamente informato in merito alle variazioni naturali dei sottostanti processi (Dumont e Payseur, 2008; riesaminate in Coop e Przeworski, 2007). Il genoma del cane rappresenta un esperimento naturale di meiosi, con 38 coppie di cromosomi insolitamente brevi, autosome acrocentriche (che ha il centromero verso una estremità del cromosoma). […] Come in altri mammiferi placentari, le differenze di sesso nel cane non appaiono uniformemente distribuite su tutto il genoma. La meiosi nelle femmine evidenzia un maggiore tasso di ricombinazione vicino ai centromeri, mentre la meiosi nei maschi ha mostrato un maggiore tasso vicino ai telomeri. In generale, sembra che la meiosi nelle femmine sia a maggior rischio di non disgiunzione nell'uomo (Antonarakis, 1991), e questo rischio è esasperato tra i cromosomi con eventi di ricombinazione distale (remoto, lontano) (Agnello et al., 1996). […] Il cane presenta anche l'opportunità di affrontare microcambiamenti evolutivi nel tasso di ricombinazione. ********* Non so se sono effettivamente stata più chiara con questa ulteriore aggiunta, o meglio se sono chiare le implicazioni di queste ricerche, ma il senso è che il nostro cane è una scatola piena di sorprese e che allevare è sempre più una scienza, oltre che una indiscutibile passione, d’altra parte mi pare che abbiamo già scritto altrove, e chi ci conosce lo sa bene, che con la vita non si scherza e che in allevamento non è mai vero che 1+1=2, quindi cautela e studio, studio e cautela. D’altra parte come per altri articoli che ho tradotto, alcuni dei quali sono qui riportati, tutti gli studi vengono promossi da pool di allevatori o si avvalgono di pool di allevatori, senza l’apporto dei quali non sarebbe possibile scavalcare sempre nuove frontiere di conoscenza o lasciarsi solleticare dalla curiosità. Insomma il nostro caro amico e compagno di vita ci riserva sempre tante sorprese. Quante cose in questi piccoli cuori che ci teniamo vicini vicini. E. Rombolà Tratto da http://www.genetics.org/ Traduzione di E. Rombolà (dir. riserv.) |
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Letzte Aktualisierung ( giovedì, 31. dicembre 2009 )
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martedì, 3. novembre 2009 |
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Che in tedesco significa "io ho un cane", sapete quelle frasette che si imparano quando studi una lingua nuova, mbè in questo caso ho scelto questa lingua perchè in tedesco i sostantivi sono sempre maiuscoli e l'occasione richiede di applicare questa regolina anche all'italiano. Per questa volta lascerò da parte la mia passione per lo studio e la ricerca di argomenti e aggiornamenti di "cose canine" o "caninamente applicabili", per parlarvi del mio unico e grande amore: Oceano. Con lui, insieme a lui, abbiamo superato il test caratteriale per hovawart formulato dal paese di origine della razza, la Germania. Questo è un test tramite il superamento del quale i cani tedeschi e austriaci accedono alla riproduzione, non quella selezionata per quella ci vuole il superamento della korung, senza il superamento di questo test un cane non è abilitato alla riproduzione. Di questo tipo di test, ne sono previsti tre: NachZuchtBeurteilung (NZB) per cuccioloni, cani con meno di un anno di età JugendBeurteilung (JB) per cani con meno di due anni ZuchtTauglichkeitsPrufung (ZTP) per cani oltre i due anni di età e, come già detto, tra l’altro abilitano il cane alla riproduzione. Insomma, in Germania ed Austria una cosa assolutamente normale, anzi tutti tendono a fare questo tipo di prove, vuoi perchè per gli allevatori è una reale certificazione del loro lavoro, c'erano cucciolate intere a fare lo NZB, vuoi perchè i proprietari stessi vogliono la certezza che il loro cane sia certamente rispondente alle caratteristiche della razza. Da noi non è così e tralascio assolutamente di aprire polemiche in materia, non mi interessa, per il nostro allevamento parlano i fatti, come ha scritto Stefano. Quindi quello che voglio fare è raccontarvi questa esperienza che abbiamo vissuto insieme intensamente Oceano ed io. Tutte queste prove caratteriali sono studiate per proporre al cane situazioni stressanti che potrà superare anche, in certi casi solo grazie al rapporto stabilito con il suo bipede, quindi in realtà viene profondamente testato il binomio cane-proprietario, la costruzione di questo rapporto, tu umano non sei e non puoi essere avulso dal contesto del tuo cane, siete parte integrante uno dell'altro, perchè è proprio così che deve essere. Si inizia con una completa verifica morfologica, il cane viene misurato in altezza e lunghezza e gli viene misurato il polso, si misura la larghezza e la profondità del petto, viene verificato il colore degli occhi e nel caso dei nerofocati la similitudine tra colore occhi e colore delle focature, si verificano la coda, lunghezza, vengono contate le vertebre che la compongono, e gli angoli anteriori e posteriori, segue poi una verifica del movimento per gli appiombi anteriori e posteriori e la fluidità del passo. Si passa quindi alle prove di tipo caratteriale: iniziamo a giocare con il giochino preferito, nel nostro caso una pallina con la corda che suona, poi il giudice che sta verificando "come" il cane gioca con me, mi chiede di lanciare il gioco dentro un mucchio di bottiglie di plastica e il cane lo deve trovare. Non si esamina solo la capacità di discriminazione olfattiva, si esamina anche che il gioco sia proprio il suo, sia proprio quello con il quale normalmente si gioca; Oceano si è studiato le bottiglie di plastica e poi "zac" ha toccato il suo giochino... ok si può andare al prossimo esame. L'esame successivo riguarda il "predatorio", ci chiedono di sostituire il guinzaglio con una lunga fettuccia leggerissima, il giudice ci chiede di portarci ad un punto prestabilito del percorso e lì mi dice di lasciare libero Oceano: in quel momento una "volpe" (un pupazzetto tirato da fili tenuti molto da lontano) inizia a correre seguendo un percorso prestabilito e delimitato da pali (una specie di larghissimo "slalom"); Oceano la vede ed inizia a corrergli appresso a mò di fulmine, il giudice mi dice di corrergli dietro in modo da poterlo fermare alla fine del percorso della "volpe"; il mio bambino torna da me a richiamo e recupero la fettuccia-guinzaglione. Così allegri ripartiamo per una nuova prova, il gioco con il "salamotto". Questo è un gioco che fai lanciando il salamotto al figurante che a sua volta lo tira di nuovo a te e il cane deve mostrarsi interessato al gioco, ad un certo punto il giudice mi chiede di tenere Oceano per il collare ed in quel momento il figurante scappa con il salamotto in mano in piena vista del cane. Il giudice mi da il comando di lasciare il cane, Oceano parte a razzo e con un salto afferra il salamotto tenuto alto dal figurante (che secondo me mica si aspettava un fulmine di 45 kg che gli arrivava alle spalle!), lo raggiungo e gli do il comando “seduto” e gli riattacco la fettuccia, così accompagnati dal “very good” del giudice andiamo verso la nuova prova. Il giudice mi chiede di lasciarle il guinzaglio e di andare a nascondermi al centro di un gruppo di persone, quando sono dentro devo chiamare il cane e lui mi deve trovare, semplice penserete voi! Eh no invece, perché dopo che ho chiamato Oceano, che ovviamente ha visto dove ero, quando lui è a due metri dal gruppo che gli da le spalle, improvvisamente tutti si girano verso di lui con un saltello… attimo di perplessità da parte di Oceano, poi “ma che mi frega a me! Mamma è lì dentro!” ed entra sbaragliando gli “avversari” che lo separano da me e dopo che mi ha trovato inizia a studiarsi il gruppo scodinzolando, altro test superato. Da lì ripartiamo per un percorso a “ostacoli”, il giudice mi dice di lasciare la fettuccia e per prima cosa fanno cadere all’improvviso una catena su una lastra di metallo, Oceano fa un saltello e si blocca, mi dicono di andare alla fonte del rumore e poi chiamare il cane per mostrarglielo, lo faccio e Oceano viene subito a fare le sue verifiche, grande soddisfazione da parte del giudice, ma io mica capisco il perché… andiamo avanti e da dietro un nascondiglio a tre metri dal cane qualcuno spara in sequenza due colpi di pistola (a salve ovviamente), Oceano si gira e si ferma al primo, guarda e prosegue, al secondo colpo solleva appena la testa. Lo riprendo e il giudice ci accompagna verso un nuovo punto prestabilito, Oceano si guarda intorno “mamma che si fa ora?”, eh che si fa… mica lo so io che succede, però qualunque cosa succeda non ti preoccupare patatone, siamo insieme… ed ecco che da dietro gli alberi compare una figura mascherata che si muove con fare guardingo, Oceano la guarda per un po’ poi decide che non è pericolosa e se ne disinteressa, nel frattempo il giudice mi spiega che devo andare dalla figura mascherata e devo salutarla e togliere il cappello invitando nel frattempo Oceano a venire a conoscerla, lo faccio ed Oceano non mostra alcuna titubanza ad annusare lo strano personaggio. Ci portano ad un nuovo punto prestabilito, Oceano è tranquillo, iniziano a far arrivare una slitta con un pupazzo coi campanellini, il movimento è lento ed alternato, su comando del giudice, a momenti di stasi, ad Oceano sta cosa proprio non gli piace, ringhia, mostra i denti, mi gira intorno da dietro cercando diversi punti di osservazione che lo innervosiscano meno, ma niente questa brutta cosa continua a venirci incontro in linea retta, ad un metro da me il giudice la fa fermare e mi invita a presentarla ad Oceano, lui arriva subito, ci gira intorno, la tocca col naso. Superata. Riprendiamo il nostro percorso ed improvvisamente qualcuno tira su un manichino mentre passiamo, stavolta Oceano si spaventa e fa un bel salto indietro, il giudice mi invita ad andare dal manichino e farlo conoscere ad Oceano che arriva, gli mostra i denti e lo tocca col muso. Anche questa è fatta! Così combinati partiamo per la nuova prova: la difesa del conduttore. Il cane deve rimanere fermo in un punto (lo tengo al guinzaglio, il nostro adesso non la fettuccia) e deve reagire alla minaccia del figurante verso di me. Il figurante esce da un nascondiglio molto lontano e con aria minacciosa ed il bastone in mano si avventa correndo verso di noi (anche lui in realtà ha un punto specifico oltre il quale non deve andare), Oceano lo vede, si pianta sulle quattro zampe ed inizia ad abbaiargli, non si ferma se non quando lui si ferma ed io lo richiamo a me, torniamo indietro e Oceano ancora lo osserva, lo tiene sotto controllo, si forma un gruppo di persone nelle quali c’è anche il figurante, Oceano adesso è libero e io devo andare nel gruppo di persone: mamma stavolta mica ti perdo di vista sai! Entro nel gruppo e lui è già lì con me, annusa tutti, fa gli occhiacci al figurante (bada a cosa fai tu!) e mi salta in collo. Fine della prova di ZTP, sono frastornata, non capisco che succede, il pubblico sta applaudendo, il giudice ci chiama verso il pubblico e spiega per filo e per segno cosa ha visto e come ci ha giudicato, una mia amica traduce dal tedesco e io sento a pezzi, capisco a pezzi: un giovane hovawart al naturale, uno splendido rapporto di fiducia reciproca, un cane equilibrato, ben motivato e ben condotto. ZTP superato. È finito? Abbiamo finito? Oddio Oceano abbiamo finito! Siamo stati promossi! Non c’è niente altro da spiegare, chi capisce ha già capito. Ich habe Hund E. Rombolà |
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Letzte Aktualisierung ( martedì, 3. novembre 2009 )
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martedì, 20. ottobre 2009 |
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La prima volta che ho sentito parlare di Anuk, è stato circa tre anni fa. Laura Pelletti, se ne era innamorata già dal primo momento che la vide. Ne parlava in continuazione. Laura all’epoca divideva la sua vita con Fabio, Nicky e Bri, ma il suo sogno era quello di aggiungere alla sua famiglia una figlia di quell’amore di Anuk. Così per un anno ancora ci ha, insistentemente, parlato di Anuk. Poi il lieto evento. Anuk partorisce e Laura decolla a Genova per vedere i cuccioli. Senza farla troppo lunga, dopo due mesi il suo sogno si è avverato, Jaminamaredinverno era parte di sé. Dopo pochi giorni ho conosciuto la piccola nero-focata. Per quanto Laura fosse perduta per Jam, non smetteva di parlare di Anuk. Il tempo passa e un bel giorno chi vedo spuntare al campo?... Anuk direte… e invece no… era Oceano, un fratellino di Jam. Ma la sorpresa più grande fu quella di vederlo accompagnato da Elisabetta Rombolà… era un po’ che conoscevo Elisabetta, ma era molto tempo che non la vedevo. Di lei mi ricordavo un amore perduto per i jack russel, o meglio, per Paddino. Vederla con un cane di otto mesi del peso approssimativo di trenta chili, è stato sconvolgente. Nel guardarla non credevo ai miei occhi, non era l’Elisabetta che avevo conosciuto tempo addietro, un meraviglioso cambiamento era avvenuto in lei. La prima domanda che mi venne da farle non fu: come stai?... ma: chi ha operato il miracolo?.. Fra una risata e l’altra, abbiamo ricominciato a frequentarci. Elisabetta, come Laura, parlava di Anuk. La mia curiosità cresceva giorno dopo giorno. Finalmente nell’autunno passato, conosco Anuk. Non ricordo se Stefano Lovati me la portò direttamente al campo o se prima la fece conoscere a Paolo, sta di fatto però che appena la vidi, me ne innamorai perdutamente. Anuk: corporatura importante, fiera nel suo portamento, sicura nel rapporto con le novità, salda di nervi, lucida, equilibrata… non potevo non dire a Stefano: mi raccomando lavoraci. Anuk all’età di cinque anni e mezzo, da signora dei ring di bellezza si è trasformata in equilibrato cane da lavoro. Oggi 26 aprile il suo CAL. Eguaglia i suoi figli Jamina e Oceano. Diviene il sesto Hovawart in Italia ad aver superato la prova. Ad accompagnarla la sua conduttrice Elisabetta Rombolà, il suo allevatore Stefano Lovati e il suo preparatore Paolo Caldora. Ad Elisabetta e Stefano, l’onore di parlarci di Anuk. Elisabetta Anouk è la mamma di Oceano, quindi è già speciale per questo! Quando è arrivata a far parte della mia vita, per motivi logistici contingenti un po' dopo le altre cane di Stefano, ho visto scendere dalla macchina una cana un po' cicciona, lo sguardo dolce e smarrito in così tanta novità, lo cercava con gli occhi in cerca di rassicurazione, ma non per se stessa o per lo meno non solo, lo cercava per accertarsi che il suo unico e grande amore non le sfuggisse di nuovo. Avevo già intrapreso il mio percorso di lavoro con Oceano e fatto con lui il CAL, così per aiutarla a superare l'imbarazzo del trasloco e delle novità, ho chiesto a Stefano se me la lasciava condurre. Non essendo mai entrata in un campo di lavoro, non riuscivo a spiegarle cosa volessi da lei, eppure avevamo iniziato dalle piste, la cosa più naturale, ma lei mi guardava smarrita. Allora una mattina dopo aver tracciato il piccolo percorso, mi sono messa a 4 zampe accanto a lei ad annusare, lei mi ha guardato perplessa, poi ha iniziato ad annusare con me ed abbiamo fatto quei pochi metri di pista naso a terra e fianco a fianco; da allora Anouk non ha più sbagliato una pista ed oggi è talmente sicura di quello che fa che mi tocca trattenerla, altrimenti diventa superficiale. L'obbedienza le viene spontanea, così come il riporto e lavorare gli esercizi con lei è il miglior insegnamento che potessi sperare di avere su quattro zampe. Limpidissima nelle sue reazioni, tu sai di aver fatto bene la tua parte, perché lei esegue in modo eccellente la sua, se non lo fa o lo fa male, puoi star certa di aver sbagliato qualcosa. Con il morso è stato un po' più lungo, perché Paolo ha dovuto superare anni di "divano", ma con la sua pazienza certosina ha trovato lo stimolo giusto che l'ha definitivamente aperta. Abbiamo iniziato il nostro percorso insieme a novembre 2008 e oggi, aprile 2009, vederla esprimersi con la sua tranquilla sicurezza in un campo sconosciuto di fronte al giudice, superando brillantemente la prova di CAL2, è stata fonte di orgoglio immenso. Se riesco a farla dimagrire, ma lei fa resistenza passiva, più la metti a dieta meno si muove, proseguiremo nel nostro percorso di lavoro fin dove le nostre capacità ce lo permetteranno. Ho un solo cruccio, io per lei sono "il parco giochi", con me si diverte a lavorare e lo fa in modo egregio, ma il suo grande amore è e sarà sempre Stefano, ma d'altra parte tante grandi femmine si sono perse nell'amore per un maschio. Io mi accontento di averle fatto questo regalo per il suo sesto compleanno e per la sua futura ultima cucciolata: già campione riproduttore ora è riproduttore selezionato. Stefano Con Anouk ho sempre avuto un rapporto di amore odio; arrivava dopo Selma che sara' sempre il MIO cane, arrivava poco prima di Shake che sarebbe sempre stata la piccola di casa. Nonostante la mia miopia nei suoi confronti, mi ha sempre adorato, forse soffrendo per dover dividere le mie attenzioni con altre cane. Orgogliosa, fiera, sicura di se', determinata in tutte le sue manifestazioni, ma anche dolcissima ed affettuosa all'estremo. Una mamma eccezionale, un cane eccezionale, che finalmente dopo anni di attesa e grazie ad Elisabetta, ha la possibilita' di una nuova vita, meritata e piu' consona al suo essere, un cane completo, la quintessenza di quello che deve essere un Hovawart. Questo piccolo grande risultato allevia, in parte, il mio colpevole non aver compreso chi fosse Anouk. Adesso lo so, certamente. Grazie Elisabetta, grazie Stefano è un piacere sentir parlare di Anouk. Grazie Anouk per essere entrata nel nostro piccolo mondo. Grazie al giudice dott. Massimo Bochicchio e al figurante Marco Reale per la competenza e professionalità. La Stella Grigia augura un futuro pieno di soddisfazioni Barbara Tullio© |
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martedì, 20. ottobre 2009 |
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Due strane creature si aggirano nel campo di gara. Cosa saranno?... Golden retriever?... no, troppo alti, e poi di quel colore… Setter Gordon?... ma che dici, non vedi che non hanno la testa squadrata e al contempo tondeggiante… beh non vorrai mica insinuare che sono rottweiler?... a pelo lungo?... basta con le supposizioni e chiediamolo ai loro conduttori. Sono Hovawart. Già non è facile incontrare soggetti di questa razza in giro per la città, chi se lo sarebbe aspettato poi, di vederli in una gara di lavoro!... e invece, gli Hovawart, sono cani appartenenti al gruppo ‘cani da utilità e difesa’. A presentarli è un allevatore: Stefano Lovati, titolare dell’affisso ‘Mare d’inverno’. Fino ad oggi, i suoi grandi successi li aveva avuti nelle esposizioni, primeggiando davanti a nomi, forse, più noti del suo. Dopo oggi, sarà facile parlare di Stefano, non solo per quel che riguarda il mondo della bellezza. Oceano e Jaminamaredinverno, superano la prova C.A.L. 2 dimostrando quelle doti caratteriali che distinguono i cani equilibrati. Quale occasione migliore di questa per chiedere informazioni sugli Hovawart?... abbiamo fatto a Stefano e alle conduttrici di Oceano e Jamina alcune domande. Stefano, quando nasce l’Hovawart? L'hovawart ha origini antichissime, se ne hanno tracce risalenti gia' nel 1200 sia su riproduzioni pittoriche che su scritti anche addirittura in campo legale. La razza e' passata nei secoli attraverso due importanti ricostruzioni quando stava per estinguersi. Nell'opera di ricostruzione, i cinologi tedeschi hanno lavorato in modo da arrivare ad avere quanto piu' possibile lo stesso cane del medioevo.Di fatto la razza e' stata riconosciuta tale dalla FCI nel 1964 a conclusione dell'ultimo lavoro di ricostruzione ad opera di un cinologo tedesco di nome Koenig. Successivamente e' stata la 7° razza riconosciuta da Utilita' e difesa. Quali sono le caratteristiche che lo distinguono? La caratteristica fondamentale, quella su cui tanto hanno lavorato i tedeschi, quella su cui ancora oggi e' posta un'attenzione assoluta, privilegiandola anche agli aspetti morfologici e' l'assoluto equilibrio caratteriale. L'hovawart e' un cane da utilita' e difesa e come tale e' dotato di notevole carattere e personalita', e' un cane potente e agile insieme; tutte doti che senza una corrispondenza di equilibrio caratteriale, rischierebbero di rendelo un cane problematico se finisse in mani sbagliate. E' un cane dotato di una certa "autonomia gestionale" che gli consente anche decisioni autonome in caso di bisogno, un gran pregio a mio avviso, ma anche questo potrebbe portare problemi se il cane non fosse equilibrato e ben gestito. E' un cane che matura tardi e molto lentamente, rimanendo un "adolescente" a lungo. Sempre presente alla propria famiglia ama condividerne ogni minimo istante anche in attivita' non proprio canine. E un cane innegabilmente bello, per questo, le richieste di cuccioli stanno aumentando. Sicuramente non e' un cane per tutti e purtroppo c'e' chi sta cercando di renderlo piu' simile ad un golden retriever , stravolgendone il carattere, Del resto c'e' chi fa selezione e chi pensa a vendere cuccioli. Quando hai deciso che l’Hovawart sarebbe stato il tuo alter-ego canino? Un giorno di qualche anno fa, ad una esposizione di bellezza. Ci ero andato apposta per vederne dal vivo perche' quella razza mi attirava inconsciamente dal profondo. Conobbi, in quella occasione tre soggetti e di entrambi mi colpirono la tranquilla serenita' e sicurezza che emanavano, restai affascinato dai loro sguardi, limpidi, sinceri, senza filtri, un mondo da esplorare. Quando poi il primo esemplare di questa razza entro' in casa mia, si instauro' un rapporto talmente profondo che esulava dal normale rapporto uomo cane. Ci sono altre razze che mi piacciono, ma nessuna che mi dia sensazioni di "affinita' elettiva" come l'hovawart. Chi ti conosce da tempo, sa che hai messo tutto te stesso nell’allevamento, che allevi con l’anima, questo vuol dire ‘Mare d’Inverno’ rappresenta la tua personalità? A me piace pensare che "mare d'inverno" non sia solo un affisso o se vogliamo, un cognome da dare ai miei cani, per me e' una specie di filosofia e sicuramente si, mi rappresenta, forse molto piu' di come sono nella vita di tutti i giorni. Di certo non ci saranno mai accomodamenti o compromessi nel mio modo di allevare e selezionare, sarebbe un' affronto verso tutti i miei cani, verso i quali ho un rispetto assoluto e per i quali sento una grande responsabilita', due cose che nel mondo cinofilo mancano sempre di piu'. Sono spesso additato come quello polemico o controcorrente, o ancora come quello che si tira indietro. Io faccio semplicemente la strada che ritengo giusta, se non coincide con quella altrui, pazienza. Un sogno nel cassetto Non ho grandi sogni, e non sono particolarmente ambizioso. Diversi desideri che avevo si sono avverati, grazie anche a alcune persone splendide che mi accompagnano in questa avventura. Di certo vorrei una maggiore cultura cinofila che permetta di rendere piu' rispettati e tutelati i cani in genere, ma temo questa sia un'utopia piu' che un sogno. L'unico vero sogno e' quello di essere in grado di fare andare sempre d'accordo tutti i miei cani. Elisabetta, come hai conosciuto l’Hovawart? Grazie a Stefano, naturalmente. Come molti, era una razza che non conoscevo affatto, ma parlandone con lui, sentendo il suo entusiasmo mi sono prima incuriosita, poi sono rimasta affascinata. Cosa ti affascina degli Hovawart? La prima volta che ho incontrato Shake di persona mi ha colpito, oltre l'indubbia bellezza estetica, sono cani costruiti nel rettangolo ed estremamente proporzionati, dicevo, mi ha colpita la flemma "britannica" con la quale affrontava gli eventi che la circondavano, condita da una dose di "ironia" assolutamente fuori dal comune anche per molti umani. Non sono in grado di fare una generalizzazione, ne conosco ancora troppo pochi, ma devo dire che quelli che conosco bene hanno tutti questa spettacolare caratteristica di equilibrio che emerge in modo prorompente su tutto, è il loro modo di affrontare le cose. Cosa ti affascina di Oceano? Mi sono letteralmente innamorata di lui al primo incontro, mentre portava a spasso la persona che stava incautamente all'altro capo del guinzaglio, ignara di CHI la stesse portando a spasso ed ignara soprattutto del fatto di essere portata a spasso da un cucciolino di 2 mesi e mezzo. Di Oceano mi affascina la passione che mette nelle cose che fa, il suo essere in grado di tirare fuori il meglio di me, il suo sapere che posto occupa nel mondo, la sua cautela nell'affrontare nuove situazioni. Scavando dentro di me sono certa che l'elenco si allungherebbe a dismisura, ma riassumo, per la gioia di tutti!, lui è il mio cane-amore. Sei nel mondo dei cani da alcuni anni, hai conosciuto molte persone che vivono alla periferia della cinofilia (e ci vivono bene da quel che dicono!), qual è stata la molla che ti ha fatto fare il salto su un gradino superiore? La periferia va bene per i periferici ed io non lo sono, ma soprattutto non lo è Oceano. In realtà non ho una lunga storia di cinofila alle spalle, ma da subito mi son resa conto che i miei cani hanno esigenze che solo io ho il dovere di soddisfare. Mi son messa a cercare di capire (studio, osservazione, tante domande per le quali mi son dovuta trovare le risposte) ed è stato un lungo percorso, alla fine del quale, confusamente, mi son resa conto che per far star bene i cani (certi cani, i miei cani) non basta la passeggiatina o lo sport che piace a te o nel quale molti pensano di realizzarsi costringendo per questo i loro cani a far cose abominevoli, ma devono lavorare sfruttando quello per il quale sono stati selezionati, altrimenti una loro parte determinante (geneticamente predeterminata) non è che viene sopita per il "non uso", ma cerca realizzazione attraverso altre strade ed ecco che spuntano cani che fanno danni, per esempio. E poi vuoi mettere la meravigliosa sensazione che ti prende quando vedi il tuo cane fare la cosa per la quale è stato selezionato? Una sorta di emozione reverenziale. Così, sulla immensa scorta degli errori fatti, quando è arrivato Oceano mi sono detta: è un cane da utilità, farà utilità! E se io non sono in grado? Mbè dovrò essere all'altezza del mio cane... Non so se riuscirò mai ad essere alla sua altezza, lui è veramente un grande e lo dimostra in tutte le occasioni, di certo ce la metterò tutta per farlo arrivare dove merita. Oggi sei alla prima esperienza di una prova di lavoro. Emozionata? In realtà si molto, ma mi piace affrontare le cose con Oceano, lui è una garanzia. Prima di entrare nel ring, cosa ti sei detta?... cosa hai detto ad Oceano? Se fosse traducibile in parole, il dialogo sarebbe stato: Allora? che dici? siamo pronti? Si si mamma, tranquilla! non vedo l'ora di entrare là dentro! Lo so, ma farai il bravo? O come al solito mi farai arare il campo con i tacchi delle scarpe? Ma mamma! non è quello l'importante! Per ora non lo è, farai il bravo? Dai! Dai! Eccoci! tocca a noi! Andiamo andiamo andiamo! Appena uscita dal ring, dopo aver superato la prova di C.A.L.2, qual è stato il tuo primo desiderio? Un desiderio realizzato, ho abbracciato Oceano. Un sogno nel cassetto? Oceano in IPO3, poi almeno una gara nella quale fare punteggio. Dopo di che vedremo cosa ci proporrà il panorama e cosa soprattutto ci andrà di fare. Laura, come hai conosciuto l’Hovawart? Grazie a Stefano, è stato tramite le sue parole e i suoi racconti che ho cominciato pian piano a conoscere e interessarmi alla razza, poi quando ho avuto la fortuna di poterli vedere dal vivo è scattato il vero e proprio innamoramento per gli hovawart! Cosa ti ha portata a scegliere una femmina di Hovawart come compagna di lavoro? La scelta è ricaduta su una femmina perché pensavo che per me sarebbe stata più semplice da gestire, fu il sesso consigliatomi anche dall'allevatore, e almeno per ora, ho una preferenza per le femmine. Cosa ti affascina di Jamina? Essendo la mia "piccolina" mi verrebbe da dire tutto ma in particolare, la sua giocosità, la sua esuberanza, il suo " perdonarmi" alcuni dei miei errori, la sua voglia di lavorare. Oggi sei alla prima esperienza di una prova di lavoro. Sappiamo che sei un tipo emotivo, cercherai di camuffare l’ansietà per la situazione, con il grande amore che nutri per Jamina, sperando di non innervosirla, o ti cullerai nella speranza che Jamina dimostri il suo carattere a prescindere da te? Avrei dovuto e voluto nascondere il mio nervosismo e la mia ansia, proprio per l'amore che nutro per lei, ma ho fallito. Jamina è stata bravissima nonostante me, e ha dimostrato tutto da sola. Appena uscita dal ring, dopo aver superato la prova di C.A.L.2, qual è stato il tuo primo desiderio? Il primo desiderio? Complimentarmi con la mia piccola, tante feste se le meritava tutte! Un sogno nel cassetto? Acquistare sicurezza, dote in cui sono molto carente, migliorerebbe anche il rapporto che ho con Jamina. Stefano vuoi dire qualcosa alle tue ragazze? Quello che dico sempre a me stesso: Cercare sempre di essere all'altezza di meritare un hovawart come compagno di vita. Alle mie ragazze canine invece chiedo di aver pazienza nei confronti di un umano non sempre all'altezza ma che vive per loro. Grazie a Stefano, ad Elisabetta e a Laura per l’intervista, per averci presentato gli Hovawart sotto un profilo tecnico ed uno sentimentale. Barbara Tullio© |
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Psicologia Umana e Psicologia Canina |
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martedì, 20. ottobre 2009 |
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Psicologia umana e psicologia canina (tratto dal sito www.stellagrigia.it che ne detiene il copyright) Sempre più spesso si affiancano risposte psicologiche umane a risposte psicologiche canine. Tra uomo e cane vi sono delle similitudini, sono entrambi animali sociali, predatori, mammiferi, ma non hanno le stesse capacità intellettive. Internet è forse, il veicolo di diffusione più veloce e più completo che esiste al momento. Navigando in rete però, si possono trovare delle frasi, che possono forviare la mente del lettore. Leggendo qua e là, ha trovato: (PATOLOGIE DELLO SVILUPPO: ANSIA DA SEPARAZIONE, IPERATTIVITA’-IPERSENSIBILITA’, IPERATTACCAMENTO SECONDARIO, DEPRESSIONE DEL CUCCIOLO…..). Un cucciolo essendo tale (un cucciolo) è facilmente impressionabile (lo sanno tutti), i film e le fantasie narrate sui cani, ne fanno degli eroi già in tenera età (ma chi guarda o chi ascolta, dovrebbe capire la differenza fra realtà e finzione). Travisare sulle effettive capacità intellettive ed emotive (del cucciolo oggi e dell’adulto domani) è facile se il termine di paragone è l’essere umano evoluto. Da alcuni anni si sta strumentalizzando l’associazione cane-uomo per dare risposte a quesiti inesistenti o diversamente risolvibili. L’uomo è portato a cercare il superamento di un ostacolo tramite l’aggiramento dello stesso. È portato a curare l’effetto di un problema e a non estirpare la causa. È portato a trovare risposte che lo scagionino dalle colpe (non sempre volutamente messe in atto) e ad imparare a memoria rituali di comportamento, pur di non mettersi in discussione. Arrivo al punto: ansia da separazione - un cane non è in grado di vivere uno stato di allarme continuo, che dà una penosa sensazione di impotenza di fronte a pericoli più o meno immaginari. Il cane è incapace di immaginare, l’immaginazione è un’astrazione di pensiero. Per astrazione s’intende la capacità di estraniarsi dal presente, andare al di fuori della realtà con il pensiero. Il cane è capace di semplici associazioni legate all’azione presente o ad azioni collegate a situazioni vissute nel presente. Es.: se faccio questo ottengo questo; se capto un odore, in base a che odore è, capisco chi ho di fronte o cosa o a cosa posso arrivare; se vado in quella direzione (strada o luogo conosciuto) so dove arrivo, ma no so quanto tempo ci metto. Il cane non conosce il trascorrere del tempo perché il suo pensiero, non va al di là del presente. Il ‘torno fra poco’ è sempre troppo tardi se non vuole che vai via. Il cane soffre la solitudine perché è un animale sociale, e non sa cos’è l’abbandono perché naturalmente conosce il ritorno dei familiari – leggete nella teoria neotenica il rientro del branco dopo le cacce nelle zone rendez-vous, dove i cuccioli aspettavano – perché il cane dovrebbe concepire l’abbandono, quando Nonno Lupo gli ha lasciato nella genesi un ‘sì fantastico ricordo?...- leggi articolo http://www.stellagrigia.eu/articoli/neotenia.htm Cercate di immaginare la scena: nucleo familiare formato da mamma, papà, fratello, sorella e cane. La mattina tutti i membri del clan si dividono le mansioni per il mantenimento di un branco efficiente; solitamente i genitori si dirigono al posto di lavoro, i figli, a seconda dell’età, a scuola o a lavorare anche loro. Il cane, non avendo compiti per la caccia, rimane a casa. Quel rimanere a casa è perfettamente identico al rimanere nelle zone rendez-vous dei lupetti in erba. Mi si spieghi, per favore, come può un cane conoscere l’abbandono. Anche quelle povere creature tradite dall’uomo, passate di famiglia in famiglia, dopo i primi attimi di ambientamento, riacquistano la tranquillità, tutto dipende dalle persone che se ne occupano… dovranno queste, destare in loro sicurezza e fiducia. Se il cane non vuole rimanere solo a casa è perché non è abituato, lo si abitui giornalmente come si fa con i bambini (visto che le similitudini piacciono, usiamole), comportandoci di conseguenza: ‘vado dalla signora accanto due minuti, torno fra poco, stai tranquillo’. Il cane non ha capito un h del nostro discorso, ma il tono della nostra voce è talmente tranquillo e rassicurante che il cane non ha motivo di mettersi in allarme. Iper-attività: solo perché un cane ha un temperamento alto (capacità di creare uno stimolo esterno), dobbiamo additarlo come patologicamente disturbato? Se un cane si annoia, si organizza per occupare il suo tempo; se un cane ha un problema, cerca di uscirne facendo un’altra cosa. Iper-sensibilità: solo perché un cane è più sensibile di un altro (o di un uomo), dobbiamo dire che è iper? La sensibilità è la capacità ad essere impressionato. Una pellicola fotografica è facilmente impressionabile se esposta ad una luce particolare. Se un cane sensibile ha vissuto un’esperienza particolare, ne è rimasto impressionato. Questo non vuol dire che ha avuto una spiacevole avventura, la foto bella è stata ben impressionata, il cane educato è stato ben impressionato. Più un cane è sensibile, più è facilmente impressionabile; più un uomo sbaglia ad interpretare il comportamento di un cane, più il cane rimane male impressionato. Iper-attaccamento secondario: riporto alcune righe di un libro scritto da una specialista in tema di bambini, la dottoressa Anna Oliverio Ferraris ‘Per sopravvivere un neonato ha bisogno di qualcuno che si occupi di lui a tempo pieno, non soltanto per alimentarlo e coprirlo, ma anche per trasmettergli quella sicurezza che deriva dalla presenza e dal contatto fisico. Un neonato, da solo, è esposto ad ogni tipo di rischio, ha perciò bisogno di qualcuno che si interponga fra lui e il mondo… È attraverso la vicinanza e il contatto fisico che un neonato si sente protetto. Quando lo si tiene rannicchiato, lo si culla, gli si parla o gli si canta una canzoncina, sa che qualcuno si sta occupando di lui e a sua volta si ‘attacca’ a chi lo cura… La sicurezza interiore è, inizialmente, un amalgama di temperamento, buona salute, carezze, odori, volti familiari, azioni che si ripetono, movimenti, scoperte gradevoli, sensazioni piacevoli… Qualcuno ha definito l’attaccamento la relazione fra le persone che consente di sentirsi significativi agli occhi dell’altro.’ Questo accade anche in un cucciolo, la similitudine fra un neonato e un cucciolo è qui giusta, ma non è giusto pensare che un cucciolo poi si evolva al passo del bambino. Il bambino crescendo imparerà l’evoluzione dei sentimenti, conoscerà quindi l’amore, il cucciolo no, si fermerà all’attaccamento. Ora un cagnolino, preso alla sua mamma, separato dalla sua famiglia, è normale che si ‘attacchi’ a chi gli dedica attenzioni. Il cagnolino, fermerà la sua crescita evolutiva all’età di un anno o al massimo due di un fanciullo. Come può concepire un allentamento dalla sua fonte primaria? È pur vero che la sua sfera istintiva lo porta a saper affrontare la sopravvivenza, come o meglio di un uomo, mai qui non stiamo parlando di come cacciare un topino o di come difendersi da un avversario, no, stiamo parlando di una creatura a cui si vogliono addossare impegni più grandi lui. E poi non tralasciamo la razza di appartenenza del cane di cui stiamo parlando. Per chi non si fosse mai fermato a pensarci, anche se l’ho detto già mille volte in altri miei scritti, il cane non è una specie animale spontaneamente nata, ma il frutto della selezione genetica dell’uomo. Un pechinese non saprà mai affrontare la vita come un malamute. Sono diversi non solo nelle fattezze ma anche nel pensiero. Per non perdere di vista l’attaccamento, riprendo il discorso. Dicesi attaccamento primario quello di un cucciolo, secondario quello di un adulto. Se la persona che ha allevato il cucciolo non l’ha abituato a restare qualche minuto, prima, qualche ora, poi, da solo, è normale che, quando ciò avviene, la bestiola si senta a disagio. Con l’abitudine si risolvono i problemini delle creaturine. I comportamentalisti di oggi, parlano di patologie quando, invece, il problema è solo educativo, parlano di terapie quando, invece, il problema è solo educativo. Riempie la bocca e le tasche dire: il soggetto è affetto da iper-attaccamento primario e la terapia del distacco è la soluzione(terapia del distacco, ora si chiama così, ma non è altro che l’abituare il cucciolo a restare solo); il soggetto è affetto da iper-attaccamento secondario e se la terapia del distacco non potesse funzionare, l’unica soluzione è la farmacologia. BASTA! Depressione del cucciolo: un cucciolo tolto alla famiglia naturale, un cucciolo privato del suo ambiente naturale, un cucciolo che improvvisamente si ritrova in un mondo che non è il suo, subisce sicuramente un trauma, ma la depressione è uno stato di angoscia, uno stato d’ansia causato da un’oppressione, è una svalorizzazione di sé, una consapevolezza di impotenza, di colpa e di vergongna. Uno spiacevole senso di disagio è normale per un esserino che non conosce il suo posto, che non conosce altro che il suo mondo perduto. Come può capire, povero animale incapace di astrarre, il perché di punto in bianco, davanti ai suoi occhi e intorno a lui, non c’è più la sua famiglia? Non è la depressione a causare una sensazione di confusione e di turbamento. L’unica cosa che crea confusione e turbamento in un cane, è l’insicurezza asservitagli da un precettore incapace, non chiare patologie ansiogene dell’essere umano inetto, incastrato e beffato da cultori dell’ignoranza nei riguardi della Natura. Vado avanti nella lettura: Non si accetta volentieri che un cucciolo mangi ogni cosa ha sotto il muso ( è una fase normale di esplorazione orale) Sempre per merito degli insegnamenti di Nonno Lupo, un cucciolo sa che tutto ciò che si trova in casa per terra, è lasciato lì appositamente per lui dai superiori del branco. Quando, in natura i cuccioli escono dalla tana e si riversano nella zona rendez-vous, gli adulti tornando dalle cacce rigurgitano per loro il cibo a terra; man mano che crescono, verranno portate per loro parti di preda, ossa, sempre deposite a terra. Tutto quel che si trova nelle zone rendez-vous è accessibile ai cuccioli. Perché in casa (zona rendez-vous del cane) dovrebbe essere diverso?... e perché poi chiamare un’azione naturale, quale quella di mangiare, sgranocchiare, giocare… esplorazione orale?... forse fa fico e fa fare soldi! Arriviamo poi agli errori di comunicazione: ERRORI DI COMUNICAZIONE ( per esempio capiremo che abbracciare un cane è per noi segno di affetto, per il suo modo di pensare una prova di forza e superiorità…). Ma chi lo dice?... mi sorge il dubbio che stiamo parlando di animali diversi. Un cane non ama essere afferrato perché non potendo astrarre con il pensiero non è capace di interpretare un agguato a fin di bene. Ma ama essere abbracciato da colui che riconosce come leader. Quale miglior espressione di considerazione può avere? Un cane cerca riparo fra le braccia del suo leader, un cane cerca intimità fra le braccia del suo leader, un cane cerca interazione fra le braccia del suo leader. Forse il cane di cui si parla nell’articolo non ha un leader, non ha un branco, ha accanto solo persone che ignorano. Poi si parla di vere e proprie patologie: può anche capitare in alcune particolari situazioni di non riuscire: si sfocia così negli STATI PATOLOGICI VERI E PROPRI ( ANSIA, DEPRESSIONE, FOBIA, IRRITAZIONE…) che non devono essere sottovalutati ma al contrario attentamente esaminati ai primi segnali da specialisti (medici veterinari esperti di comportamento) che potranno fare diagnosi e consigliare terapie comportamentali più adatte da attuare con l’aiuto di educatori cinofili, associate o no all’assunzione di sostanze naturali, complementi nutrizionali, farmaci veri e propri. Ed ecco in fine l’uso del farmaco dove la bacchetta magica del guaritore comportamentalista (parola che anche il dizionario della lingua italiana disconosce) non arriva. Prossimamente vi prometto un articolo sull’uso dei farmaci, non scritto da me, che sono una canara, ma da un medico. Barbara Tullio© |
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Letzte Aktualisierung ( martedì, 20. ottobre 2009 )
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